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» Elezioni Amministrative 2009 - Prima Parte «
Sono già stati delineati i punti principali del suo programma?
 
Olia:
Siamo partiti da un programma del Partito democratico, poi concordato e visto insieme ai Moderati, e poi integrato e discusso anche con Italia dei valori che è in coalizione dal primo turno, e questo ha richiesto i giusti approfondimenti e integrazioni.
 
Lancione:
Sì, il programma è consultabile su www.listaperchieri.org.
 
Zullo:
Il nostro programma contempla tra i suoi punti più qualificanti la “crescita zero” del nostro territorio e privilegia la riqualificazione dell’esistente; permetterebbe nuove edificazioni unicamente in aree aree destinate alla costruzione di case di edilizia popolare. Siamo per il potenziamento dei servizi sociali a sostegno dei giovani, delle donne, degli anziani, dei diversamente abili e degli immigrati con l’obiettivo di creare servizi e centri culturali-interculturali volti a migliorare l’integrazione e la qualità della vita di tutte queste fasce di popolazione. Proponiamo il sostegno economico e sociale per quanti hanno perso il lavoro anche per mezzo di tariffe agevolate, esenzioni, anticipazione della cassa integrazione non ancora erogata; siamo per disincentivare il più possibile l’utilizzo dell’auto privata, per mezzo del miglioramento dei trasporti pubblici, vuoi per gli autobus e le navette, per realizzare uno spostamento davvero più facile all’interno della città, vuoi con lo sviluppo ragionato del mezzo ferroviario: un treno come mezzo principale per raggiungere Torino. Siamo per un’autentica salvaguardia del territorio e per questo riaffermiamo la nostra contrarietà alla realizzazione della Tangenziale est, poiché riteniamo che si tratti, nel concreto, di uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere impiegato nel Welfare, per le famiglie che vivono gravi situazioni economiche e sociali; noi diciamo che il territorio collinare deve essere salvaguardato dalle Amministrazioni in quanto rappresenta un bene di tutti i cittadini, residenti e non. Inoltre, riteniamo che i cittadini possano e debbano prender parte alla politica e alle scelte dell’amministrazione in modo reale e concreto tramite la democrazia partecipata e il bilancio partecipativo.
 
 
Qual è il problema maggiore da affrontare?
 
Olia:
Un problema di struttura: la viabilità cittadina, i parcheggi e l’alleggerimento del traffico (affrontabile con un insieme di azioni) un problema di vita delle persone: affiancare le persone e le famiglie in questo momento di crisi dell’economia e del lavoro
 
Lancione:
I problemi di una città come Chieri sono molteplici: il traffico veicolare, il trasporto pubblico e i parcheggi, il destino urbanistico della città, la sicurezza, la qualità della vita dei cittadini, lo sviluppo economico delle imprese. Sono questi gli aspetti più urgenti su cui è necessario lavorare
 
Zullo:
Siamo per una politica di rilancio e valorizzazione del ruolo centrale del Servizio Pubblico; tuteleremo tutti quei Servizi dei quali il Comune deve farsi carico in quanto rivolti ai cittadini. Il blocco totale del piano regolatore, a favore della crescita zero del nostro territorio come ho già detto, per noi è prioritario come l’integrazione degli immigrati presenti nel nostro territorio con attenzione per il settore della cosiddetta “Educativa di Strada” e per i Centri Interculturali volti a migliorare e a tutelare i diritti umani e civili Sicuramente, tra i primi problemi da affrontare, per noi c’è la gestione dell’asilo nido “Bambi”… tanto per farsi un’idea!
 
 
L’amministrazione uscente come ha lavorato? E le precedenti?
 
Olia:
Il giudizio è positivo anche se ci sono spazi di miglioramento e cambiamento. Veniamo da 4 legislature (conto anche l’esperienza innovativa dell’ultima Giunta Berruto) che hanno impostato un programma di rilancio della immagine e della struttura della città: da città del tessile, a città fondata sulla qualità delle produzioni, dell’ambiente di vita, dei servizi. Naturalmente è un processo ancora in corso.
 
Lancione:
Sta ai cittadini giudicare con il voto l’amministrazione uscente. Il fatto stesso che abbia deciso di candidarmi come espressione della lista civica per Chieri e che attorno alla mia candidatura si sia raccolto un ampio consenso, espresso dal Popolo Della Libertà, dalla Lega Nord, dall’Unione di Centro, dal Partito dei Pensionati e dal Nuovo PSI, testimonia la volontà dei chieresi di cambiare, per fare di più e meglio.
 
Zullo:
L’Amministrazione Comunale, in quanto Ente pubblico che rappresenta cittadini e lavoratori, ha il dovere principale di farsi carico prioritario dei loro bisogni e delle loro esigenze e non degli interessi di pochi privilegiati. L’Amministrazione Comunale deve innanzitutto garantire tutti i servizi, affinché la qualità della vita sia migliore dal punto di vista economico-sociale. Credo che l’Amministrazione uscente abbia tutelato molto poco i cittadini e il territorio con scellerate scelte di cementificazione continua e inopportuna della città e concedendo troppo ai costruttori e allo stesso settore industriale.
 
 
Lei in cosa vorrebbe differenziarsi?
 
Olia:
Nella cura della comunicazione, delle relazioni, della partecipazione nel bilanciare ancora di più la cura delle persone e la cura della struttura della città, con attenzione al tema ambientale
 
Lancione:
Credo ci siano ampi margini di miglioramento, in particolare nel dare maggiore disponibilità ad ascoltare le istanze di tutti i cittadini, traducendole in progetti e in attuazioni concrete che ricadano su ampie fasce della popolazione.
 
Zullo:
Questa Amministrazione Comunale è sempre stata costituita da persone, in percentuale nettamente maschile, che sembra siano nate e cresciute nello stesso Consiglio Comunale; il fatto che io sia giovane e donna, penso possa rappresentare una novità e non tanto da un punto di vista formale, ma decisamente sostanziale: non sono mai stata all’interno del Consiglio Comunale; allora proprio questo può costituire un cambiamento radicale del vecchio sistema politico che purtroppo ha fatto diventare questo ruolo, che noi consideriamo al servizio del popolo, una vera e propria professione. Proprio perché sono una donna, mi piacerebbe organizzare un gruppo di lavoro, coinvolgendo la componente femminile del chierese, per occuparsi delle violenze e delle discriminazioni in ambito lavorativo e non. Sono comunista e pertanto considero prioritario rivolgere un’attenzione particolare al disagio e al degrado sociale e ambientale, e produrre atti concreti di solidarietà e sostegno, azioni di cui la cittadinanza ha bisogno
 
 
Pensa che a Chieri il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione sia buono?
 
Olia:
Penso che, a Chieri come altrove, il rapporto sia difficile. I bisogni sono tanti, le aspettative che il sistema dell’elezione diretta del Sindaco genera sono alte. I cittadini, io per prima, si aspettano efficacia, trasparenza, tempestività nelle risposte. Non sempre l’amministrazione ha gli strumenti, le risorse, la volontà di corrispondere a queste aspettative. La volontà ce l’abbiamo, quanto a strumenti se ne possono pensare e sperimentare alcuni (sito internet più informativo e accessibile, sportelli per il cittadino più integrati, tabelloni informativi, tempo a disposizione per l’ascolto dei cittadini); il vero problema sono le risorse da trovare in bilanci sempre più stretti.
 
Lancione:
Credo sia certamente necessario migliorare la comunicazione tra chi amministra e i cittadini. Sin dal momento della candidatura voglio istituzionalizzare dei momenti di ascolto della popolazione e delle varie componenti sociali ed economiche. Un sindaco non può rinchiudersi in una torre d’avorio con la sua giunta, è necessario un confronto quotidiano e se, sarò eletto sindaco, i cittadini sapranno sempre dove trovarmi e che la porta per loro è sempre aperta.
 
Zullo:
Ritengo sia possibile migliorare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e amministrativa; questo dipende sempre dalla volontà reale e dalla capacità effettiva di qualsiasi Amministrazione e noi ci candidiamo per questo.
 
 
Non crede che per una reale svolta sia necessario accompagnare il rinnovamento politico con il rinnovamento dei dirigenti a cominciare dall'Ufficio Tecnico (aree Programmazione e Gestione Territorio) e ad un ripensamento del Facility Management?
 
Olia:
Ma la scelta del Facility Manager a Chieri, è stata appunto l’effetto del perseguimento di una politica innovativa di management, e c’è da meno di un lustro. tutte le aree della pubblica amministrazione si prestano ad essere riviste sotto il profilo dell’efficienza, dell’efficacia, dell’integrazione delle funzioni, anche perché il personale è sempre di meno e sempre di meno sarà in futuro. Quindi sarà strategico pensare a quali funzioni resteranno e come, sotto il governo del pubblico, e quali andranno esternalizzate e a quali condizioni. Il problema è che l’importazione nel pubblico di modelli che nel privato funzionano, non sempre da lo stesso risultato. Le regole dell’ente pubblico sono diverse e bisogna tenerne conto, sperimentando e valutando i risultati
 
Lancione:
I dipendenti pubblici sono assunti secondo le procedure di legge e non è pensabile procedere alla sostituzione del personale tecnico, se non nelle modalità che la normativa consente. Ciò detto, sicuramente la macchina pubblica va innovata e resa più efficiente, eliminando quella vischiosità burocratica che consente l’aumento di potere del funzionario pubblico e del dirigente. Mi propongo dunque una riorganizzazione dell’apparato comunale e degli uffici nel loro insieme che permetta un accesso diretto, rapido e trasparente dei cittadini ai servizi. Il Comune dovrà basare il suo operato su scelte strategiche, intuitive, differenziate, vincenti, tipiche di un management intelligente. Particolare attenzione sarà quindi posta alla gestione delle risorse umane per migliorare i risultati in termini di efficienza, efficacia e di economicità, valorizzando le professionalità del personale nel rispetto delle esigenze gestionali della struttura burocratica comunale.
 
Al tal fine saranno utilizzati tutti quegli strumenti che la recente normativa e le nuove tecniche di gestione mettono a disposizione:
1. ridefinizione della pianta organica improntata su criteri di flessibilità e dinamismo;
2. sistema meritocratico per la progressione del personale dipendente;
3. controllo di gestione quale strumento di conoscenza per i dirigenti e per gli organi di governo comunali, al fine di ottimizzare i risultati della gestione burocratica;
4. programmi di formazione ed aggiornamento professionale per le diverse categorie di dipendenti;
5. controllo dell’assenteismo.
 
Zullo:
Per Chieri, credo che si possa e si debba necessariamente ripensare in particolare all’utilità del City Manager, sia dal punto di vista dell’impiego economico, sia per il problema della sclerotizzazione del potere che questa figura, con altre dell’ufficio tecnico, può arrivare a gestire, con il rischio - spesso il risultato - che ci si occupi sempre meno dei problemi reali della città.
 
 
Le consulenze sono spesso strumento clientelare, non pensa che quelle non richieste per legge debbano essere drasticamente tagliate se non eliminate?
 
Olia:
La domanda contiene una risposta ovvia. La realtà è un po’ meno ovvia. Intanto le normative attuali sono restrittive sulle consulenze, e poi per non ricorrere alle consulenze, le competenze occorre averle e coltivarle in casa. Ma con gli organici sempre più sottili come si fa?
 
Lancione:
Tutte le attività che possono essere svolte dai dipendenti pubblici devono essere svolte all’interno del Comune. Esistono però competenze specialistiche oggettive che, quando non presenti in house, vanno ricercate altrove. Credo che non sia lo strumento della consulenza in sé ad essere clientelare, ma la gestione che se ne è fatta ad essere spesso discutibile. Quando gli amministratori sono onesti, le competenze dei consulenti sono eccellenti e le procedure di assegnazione sono trasparenti, il problema non dovrebbe porsi.
 
Zullo:
Le consulenze sono sovente uno spreco non tanto per l’Amministrazione in sé, quanto per le risorse economiche che potrebbero essere diversamente indirizzate verso le priorità della cittadinanza: famiglie che vivono gravi disagi economico sociali, che hanno perso il lavoro o hanno un lavoro precario, come famiglie che vivono al proprio interno l’impegno dell’handicap o che non riescono a pagare gli studi ai propri figli. Non sono tanto le possibilità che cambiano una città e il rapporto fra il comune e i cittadini, ma le scelte che un’amministrazione decide di fare. Il ruolo che dovrebbero giocare le consulenze nella pubblica amministrazione è molto importante: si tratta di incarichi a esperti i quali, opportunamente scelti sulla base della competenza professionale e della conoscenza della mission di un Ente Pubblico, vengono incaricati, vuoi per svolgere il ruolo di osservatori e consiglieri sui percorsi adottati e da adottare, vuoi per mettere a punto, di concerto con la Dirigenza Tecnica e Amministrativa e con l’indirizzo politico di chi governa, molte decisioni, sia strategiche, sia tecniche. Nel concreto, il più delle volte, la pratica delle consulenze esterne si tramuta in una pratica di sottopotere, il più delle volte molto dannoso, che finisce per delegare al consulente tale, o tal altro, non solo il controllo dei meccanismi tecnici, ancorché strategici, ma l’intero approccio politico alle singole questioni. Questo è generato, sostanzialmente, dall’incompetenza e dall’eccessiva fiducia dei politici eletti e, per contro, determina fenomeni di assoluta fiducia nei consulenti, sempre molto ben pagati. Dietro a questi meccanismi è facile scoprire, nella stragrande maggioranza dei casi e non solo per l’Amministrazione Pubblica Locale, il puntuale rafforzarsi delle politiche di lobby, il pieno insediamento nella cosa pubblica, di competenza dei cittadini, la prevalenza, squisitamente politica degli interessi privati, specie dei cosiddetti “poteri forti” a ogni livello. Certamente, non è possibile pensare di governare la complessità dei territori escludendo le consulenze esterne, ma pure quelle, noi crediamo, vanno ben confinate, ad esempio affidandole ai settori più eccellenti, territoriali e non, della Ricerca e dell’Accademia in maniera diretta; vale a dire, per esempio, a Enti di Ricerca e Università e non direttamente a singoli cittadini e sempre con un meccanismo di trasparenza sia degli incarichi, sia dell’attività in corso d’opera, con un severo monitoraggio durante le Legislature.
 
 
Trovare un parcheggio di mattina da lunedì al sabato è diventata una missione impossibile. Come affronterebbe, senza demagogie, il problema parcheggi? Non pensa che si possano prendere in considerazione parcheggi fuori terra ad un piano che possano fungere anche da mercato coperto in luogo dei parcheggi sotterranei enormemente più costosi nella gestione e nella realizzazione?
 
Olia:
Senza demagogia: penso che la soluzione possa essere trovata attuando un insieme di soluzioni diverse: azioni educative per convincerci tutti che Chieri a piedi si attraversa in un quarto d’ora, investimenti sulla mobilità di pedoni e bici, parcheggi di attestamento fuori dal centro con collegamento navetta con il centro (la proposta evidenziata sopra può andar bene), un certo numero di parcheggi (interrati per via dell’impatto) in centro, a servizio del commercio e dei servizi centrali che comunque restano (ospedale, poliambulatorio, banche, uffici). Se non restano attività produttive in centro, non pensa che il centro si trasformerebbe in uno spento contenitore di belle residenze?
 
Lancione:
Nostre priorità nei necessari interventi di riorganizzazione del trasporto pubblico locale, della viabilità e dei parcheggi saranno il contenimento dell’impatto ambientale (del traffico veicolare e delle aree per la sosta), l’attenzione al tessuto del territorio urbano e la tutela degli aspetti architettonici caratteristici, ripensando il sistema di accesso al centro storico anche mediante l’istituzione di navette gratuite che permettano il collegamento tra i parcheggi di attestamento e il centro storico. Chieri è una città che si attraversa a piedi in pochi minuti e vogliamo favorire la qualità della vita dei residenti che non devono essere assediati dalle auto. Per quanto riguarda invece la copertura di piazza Dante, si tratta di un progetto interessante perché potrebbe contribuire a risolvere sia il problema del parcheggio sia del mercato che si tiene in quella piazza, ma dovrà essere analizzato attentamente per trovarne una fattibilità adeguata.
 
Zullo:
Non credo sia necessario per la nostra città realizzare altri parcheggi. Sono già presenti, appena fuori del centro storico, zone adibite a parcheggio. Mi preoccuperei, piuttosto, di rendere più efficiente il trasporto pubblico anche all’interno della nostra città, con la presenza di navette, che rendono più semplice, ma anche più economico, lo spostamento all’interno di Chieri e disincentivano progressivamente l’impiego delle automobili.
 
 
Chieri ha vissuto anni di forte edificazione mal pianificata che ha stravolto la fisionomia della cittadina ed ha fatto esplodere i problemi di parcheggi e viabilità in tutta la loro gravità, di chi è la maggiore responsabilità?
 
Olia:
Non condivido il giudizio. La popolazione è aumentata di poco in 10 anni (3000 unità e un balzo alla crescita l’ha dato la popolazione straniera) e le nuove residenze hanno avuto l’obbligo di creare, anche se non sempre e uniformemente, posti auto e parcheggi. È il nostro elevato numero di auto per abitante che crea problemi".
 
Lancione:
La più grave carenza delle precedenti amministrazioni è stata a mio parere quella della mancata pianificazione, intesa come approccio globale alla città e non come pluralità di interventi sparsi, talvolta poco coordinati tra loro. E’ certamente necessario procedere alla redazione ed approvazione di un nuovo Piano Regolatore che progetti la Chieri del prossimo futuro, tenendo conto in primis della qualità della vita degli abitanti, ma anche delle mutate prospettive socioeconomiche del tessuto produttivo locale.
 
Zullo:
La responsabilità di alcune scelte fatte in materia di edificazioni e viabilità credo che non si possano imputare a qualcuno in particolare ma, piuttosto, a tutti coloro che hanno aderito a questo sistema e che non si sono opposti alla cementificazione forzata della città.
 
 
La nuova area abitativa in corso di completamento tra le Maddalene e l'area urbana di Chieri era proprio necessaria? In un momento poco favorevole per l'edilizia e l'economia che non favorisce di certo l'acquisto della prima casa non c'è il rischio che l'invenduto trasformi l'area in un nuovo grande quartiere popolare semi-abbandonato a se stesso con problemi sociali già visti altrove?
 
Olia:
Era prevista dal Piano regolatore come area di espansione per collegare il quartiere delle Maddalene con il resto della città, cosa che verrà fatta anche con servizi, strada e pista ciclabile. gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono poco più che 50, e mi lasci dire che sono proprio pochi rispetto alle esigenze di una fascia di popolazione povera, che fa fatica a pagare affitti alti e le cui file si ingrossano sempre di più per effetto della crisi. il resto degli alloggi è edilizia convenzionata, che crea una fetta di offerta di acquisto di alloggi a prezzi abbordabili per giovani coppie, lavoratori magari precari o flessibili, famiglie "normali" e credo che una città, per essere vera, debba offrire possibilità di abitare a tutte le tipologie di cittadini. certo la crisi economica ha complicato e rallentato il completamento del disegno del quartiere e quindi dovremo seguirne bene l’evoluzione per evitare che quello che lei chiede si verifichi.
 
Lancione:
Siamo molto critici su questo intervento, anche se il tema è oggettivamente complesso. Nelle intenzioni dell’amministrazione uscente l’intervento era un modo per unire la città al quartiere delle Maddalene, ma così come è stato realizzato non funziona. Bisogna infatti chiedersi perché solo alcune delle case realizzate consentono il risparmio energetico che dovrebbe essere lo standard per tutte le nuove abitazioni e se la distribuzione del teleriscaldamento raggiungerà tutti gli edifici. Infine non si comprende perché, volendo costituire il nuovo quartiere come collegamento tra le Maddalene e il centro città, non si è pensato ad una infrastruttura che superasse il limite fisico della ferrovia che di fatto continua a tenerli separati.
 
Zullo:
Noi Comunisti avremmo preferito che le costruzioni fossero destinate interamente all’edilizia popolare e che si fosse posta una profonda riflessione sulla necessità di creare servizi adeguati, compresi quelli che dovrebbero collegare il quartiere Maddalene alla città: quei servizi, ancora oggi, dopo trent’anni, rimangono del tutto scarsi e inefficienti.
 
 
Secondo alcuni l'edilizia privata non crea occupazione strutturale, lascia le briciole agli artigiani locali (i manufatti di rilievo sono quasi sempre di aziende extra-chierese) e crea una quantità di oneri indiretti per le future amministrazioni che dovranno provvedere a creare i servizi anche per i nuovi arrivati. Non sarebbe meglio limitarsi a favorire le piccole ristrutturazioni che per loro natura hanno ricadute economiche quasi interamente sul territorio cittadino e contribuiscono a salvaguardare l'unicità residua del Chierese? In sostanza non le pare il momento di chiudere le porte ai "grandi" costruttori locali in attesa di un nuovo piano regolatore generale che renda la città un poco più vivibile?
 
Olia:
Anche qui più che una domanda trovo che lei si stia dando anche le risposte. sinteticamente le rispondo con le linee guida del programma dell’urbanistica: si pensa di avviare una nuova fase di sviluppo della città incentrata su un progetto dello spazio pubblico che definisca percorsi, spazi di socializzazione e sistema del verde, con l’obiettivo di integrare maggiormente le trasformazioni urbane recenti con il tessuto esistente, collegare le aree più periferiche con il centro, rendere la città sempre più accessibile. Si lavorerà per proseguire la riqualificazione ed il recupero del centro storico, attuando nuove pedonalizzazioni funzionali alla valorizzazione dei luoghi centrali ed alla loro fruizione. Parallelamente si confermerà ed incentiverà la naturale vocazione residenziale del centro, anche in funzione di sostegno alle attività commerciali. Ci si impegna a non consumare nuovo suolo agricolo limitando la nuova edificazione alle zone intercluse o già compromesse ed alla redazione di un progetto di completamento del bordo della città valorizzando l’affaccio verso la campagna. Ci si impegna a contenere l’incremento edilizio all’interno delle capacità definite dal piano vigente
 
Lancione:
Per quanto riguarda il Piano Regolatore abbiamo già risposto in precedenza, intendiamo però attuare delle politiche per favorire la piccola edificazione/ristrutturazione da parte dei cittadini, svincolando i terreni edificabili dalla necessità di essere riuniti in grandi agglomerati per nuove costruzioni.
 
Zullo:
Ancora una volta tocca ripeterlo: siamo sicuramente per il blocco totale del piano regolatore con la conseguente crescita zero della città. Più si costruisce, più bisogna pensare a un incremento dei servizi: in questo modo si rischia, però, di continuare a costruire all’infinito, senza mai garantire una città realmente vivibile e alla portata dei cittadini. Occorrerebbe limitarsi nella ristrutturazione e riqualificazione degli edifici già esistenti sul territorio.
 
 
Con la variante strutturale 10 del Piano Regolatore sono appena stati messi i presupposti per la costruzione di nuovi alloggi in tre ex-aziende rilocalizzate e prima escluse dalle BPR. Se un'azienda è sana ed è ben impostata che senso ha aiutare la proprietà con significative agevolazioni di edilizia privata non vincolata a parametri occupazionali o di investimento misurabili? Se invece l'azienda è in serie difficoltà, come recentemente la Tessitura Rigo beneficiaria a suo tempo dei vantaggi delle BPR, ha mostrato, che senso ha aiutare un'azienda destinata alla liquidazione? Buona parte dell'opposizione si è astenuta, parte della maggioranza non ha partecipato al voto, ma allora a chi interessa realmente migliorare la viabilità e risolvere il problema dei parcheggi?
 
Olia:
La politica delle BPR ha come obiettivo togliere le fabbriche dal centro cittadino e salvaguardare il lavoro, o pensa che sarebbe stato meglio per Chieri che la cartotecnica, che da lavoro a 350 famiglie si ricollocasse a Pinerolo o a Perugia? - nel caso di Rigo ha detto bene: "a suo tempo" ha beneficiato delle BPR, la crisi attuale ha colto di sorpresa tutti gli economisti e i finanzieri, difficile che il comune di Chieri potesse prevederla
 
Lancione:
La rilocalizzazione nell’area industriale di aziende che avevano la loro produzione a ridosso del centro cittadino era, nelle intenzioni dell’amministrazione uscente, un progetto ambizioso per dare un nuovo volto alla città, purtroppo però il metodo usato non è condivisibile. Si è infatti estesa la rilocalizzazione delle fabbriche, non solo a quelle a margine del centro, per far favorire l’area industriale che stentava a decollare; si sono attribuite cubature di edificabilità residenziale poco consone al tessuto urbano cittadino e si sono discriminate varie realtà produttive che chiedevano di rientrare nel programma. Ancora una volta la mancanza di una programmazione generale, condivisa e partecipata, rappresenta il limite di questa politica di intervento.
 
Zullo:
Noi siamo convinti che tutta la politica amministrativa ed economica italiana, in ogni ordine e grado, abbia la tendenza ad occuparsi più dei capitalisti che dei lavoratori. Non sono a favore delle agevolazioni date attraverso le BPR alle aziende ma, quand’anche fosse necessario, mi preoccuperei di stabilire che le concessioni accordate dal Comune, vincolino l’industria a creare nuovi posti di lavoro e a mantenerli per una certa quantità di anni. In un paese in cui tutti parlano di sicurezza credo sia indispensabile e necessario preoccuparsi della sicurezza sul lavoro e del posto di lavoro; questo, si chiama sicurezza sociale.
 
 
L'industria nel nostro Paese perde lentamente ma inesorabilmente occupati da qualche decennio. L'area industriale di Fontaneto è arrivata con un ritardo di almeno vent'anni quando ormai molte realtà avevano scelto i comuni limitrofi per aprire i propri stabilimenti. Da anni le aziende di servizi chieresi devono "arrabattarsi" nel cercare uffici in palazzine residenziali perchè manca un vero Centro Direzionale, l'area Tabasso è stata un'occasione mancata perchè la logica della rapida monetizzazione dell'edilizia residenziale ha prevalso. Chieri avrà mai un Centro Direzionale di livello, in grado di attrarre le aziende di servizi grandi e piccole o gli uffici direzionali di realtà importanti che rappresentano l'unica vera alternativa per creare posti di lavoro duraturi?
 
Olia:
Io credo che ci sia ancora spazio per l’industria, se il Piemonte saprà passare da un modello di manifattura tradizionale a una manifattura di qualità, che punti su tecnologie innovative, per cui non credo che dobbiamo trascurare questo settore. Inoltre, come la crisi attuale ha dimostrato, paesi che hanno puntato solo sullo sviluppo dei servizi si trovano parecchio nei guai (Irlanda in testa). Tornando al nostro territorio, non c’è dubbio che sia corretto dare le risposte che lei immagina, anche se vedo con difficoltà GRANDI centri direzionali spostarsi a Chieri. Penso però che una risposta ai problemi locali e della zona del chierese vada promossa. Il PTI già andava in questa direzione, e prevede l’utilizzo di parte della zona dei capannoni militari.
 
Lancione:
Nel nostro programma è prevista l’acquisizione dell’area degli "Ex Capannoni militari " al fine di trasformarli in incubatori di impresa e in un Centro Direzionale di livello . Da questo punto di vista risulta strategica la posizione vicino al Movicentro e alla ferrovia, che presto o tardi farà parte del sistema metropolitano Torinese.
 
Zullo:
Noi crediamo che questa non sia una problematica veramente attuale. Le speculazioni edilizie e finanziarie le abbiamo sempre combattute, dal 1945 ad oggi e anche prima del fascismo. In questo momento mi pare improbabile poter “attrarre”. Stiamo attraversando la crisi internazionale più imponente del dopoguerra, a livello planetario. Credo sia opportuno situare i problemi all’interno di contesti precisi e reali: come dicevo prima, ora bisogna garantire la sicurezza sociale. È necessario che anche l’imprenditoria si attenga a un’etica e si faccia carico di responsabilità che ha dimenticato da tempo, se mai le ha avute. Gli investimenti in questo senso, nel senso della domanda, non sono all’ordine del giorno. Siamo in presenza di una contrazione degli insediamenti produttivi, di una decrescita reale e non nominale… si tratta di una fase di lungo periodo a detta dei maggiori analisti, non solo di sinistra, né tanto meno comunisti. Noi siamo per la salvaguardia del Territorio, per la salvaguardia del suolo. È possibile dirigere molte aziende, anche grazie all’informatizzazione, senza bisogno di costruire “cattedrali nel deserto”.
 
 
Cosa pensa del teleriscaldamento che ha esasperato i Chieresi per parecchi mesi e che è addirittura stato utilizzato come strumento di pressione nei confronti di cittadini per la cessione di aree private? potenziare la rete del gas metano e incentivare il fotovoltaico non era forse più semplice?
 
Olia:
Il teleriscaldamento è una buona scelta per il futuro e i risultati sulla qualità dell’aria sono già misurabili. Inoltre ci sono risparmi per i privati e anche per il Comune: un risparmio di 250.000 euro sulla spesa corrente è tantissimo per bilanci dove poche migliaia di euro si trovano con fatica. Il teleriscaldamento non è e non può essere l’unica scelta per il risparmio energetico; non si pone in alternativa con le altre forme di risparmio ma è ad esse complementare. Serve anche a smuovere il mercato locale dell’energia e dei sistemi impiantistici. La rete del gas metano a Chieri non deve essere potenziata ma solo estesa ad alcune realtà molto periferiche della città oggi non servite. Per il fotovoltaico, premesso che si tratta di produrre energia elettrica e non calore (come il teleriscaldamento), gli incentivi esistono e sono il conto energia nazionale. Poiché per una abitazione singola come minimo bisogna investire 20.000 euro, quanto bilancio comunale bisognerebbe destinare per aggiungere incentivi a quelli già esistenti e rendere appetibile l’investimento alla maggior parte delle abitazioni chieresi ? sarebbe sicuramente più semplice avendo a disposizione un bilancio comunale adeguato.
 
Lancione:
Il Teleriscaldamento a Chieri è stata certamente una occasione mancata. Infatti è paradossale che nessuno dei nuovi insediamenti previsti dall’amministrazione uscente ne possa fruire. Siamo al ridicolo di una situazione con vecchi edifici (a minore risparmio energetico) dotati di teleriscaldamento e di nuovi edifici (maggiormente virtuosi dal punto di vista del contenimento di emissioni) che ne saranno sprovvisti.
 
Zullo:
Il risparmio energetico può essere fatto anche in base a ciò che si sceglie di illuminare: ci sono zone di Chieri, e alcuni giardini pubblici, che al contrario sono molto poco illuminati e questo spesso non permette la cittadinanza di vivere appieno, e con senso di sicurezza, la città. Esiste poi la possibilità di differenziare in maniera incentivante i consumi, sia per i privati, sia per le Aziende. Non mi sento di dire che è stata fatta una scelta sbagliata rispetto al teleriscaldamento, anche se una buona Amministrazione, già anni addietro, avrebbe dovuto pensare a una diversificazione delle fonti energetiche da impiegare e alla loro armonizzazione. Inoltre, è fondamentale che siano gli utenti a risparmiare attraverso questo sistema di energia. I cantieri, che hanno arrecato notevoli disagi alla popolazione locale, sicuramente avrebbero dovuto essere gestiti in modo più efficiente e organizzato.
 
 
Vai alla Seconda parte dell' Intervista ai candidati sindaco Chieri 2009.
 

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